Cala Goloritzè e Canyon Gorropu – 4 giorni in Sardegna tra climbing, trekking e relax

Cala Goloritzè e Canyon Gorropu – 4 giorni in Sardegna tra climbing, trekking e relax

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Quattro giorni sono pochi, troppo pochi!

Campo base a Cala Gonone, in tenda, da lì ogni giorno ci siamo spostati nei dintorni, anche perchè di cose da fare proprio non ne mancano: trekking, arrampicata, bagnetto (perchè no!), escursioni anche culinarie, questa zona della Sardegna, soprattutto fuori stagione, è un vero parco giochi per chi ama la vita all’aria aperta, la natura e il buon cibo. Il campeggio che abbiamo scelto è il Cala Gonone Camping Sardinia, non sappiamo come sia in piena stagione estiva, ma ora era veramente godibilissimo (un centinaio di persone in tutto, in prevalenza bikers e climbers stranieri)

falesia La Poltrona, sopra Cala Gonone
Cala Fuili e le sue falesie

Vicino a Cala Gonone, senza spostarsi più di tanto, c’è la bella Cala Fuili: solo attorno alla spiaggetta, con acqua cristallina e sassolini bianchissimi, ci sono tre falesie, con diversi gradi di difficoltà e roccia davvero bella (chiodatura sarda!), dove è possibile trascorrere l’intera giornata tra qualche tiro, relax, una nuotata, qualche tiro, ecc.

 

A monte del centro abitato ci sono altre falesie, come La Poltrona, dove siamo stati noi per un paio di tiri serali su placca, ed altre raggiungibili con stradine gippabili in poche decine di minuti.
(per le falesie imprescindibile è avere con sè la guida: non ci sono cartelli, i nomi delle vie/tiri non ci sono quasi mai e su internet le informazioni sono di difficile reperibilità e assai frammentarie)

Abbiamo dedicato una giornata ad una via di montagna, sul Monte Oddeu, nella zona di Surtana, celebre proprio per le vie lunghe su roccia non bella, bellissima (vedi report qui) e panorama mozzafiato sulla Valle dell’Oddeone.

Immancabile escursione a Cala Goloritzè: qui c’è da macinare un po’ di km in auto/moto, ma dato che si segue il percorso dell’Orientale Sarda, strada panoramica e plaisir anche poco frequentata in questo periodo, non ce ne siamo pentiti: trovate la descrizione del trekking, adatto a tutti, sotto.

Infine altra escursione al Canyon Gorropu, il Grand Canyon d’Europa: in realtà questa nomea se la contende con le Gole del Verdon, ma un po’ di campanilismo qui non guasta. Scherzi a parte, i due Canyon sono molto diversi, come roccia e come conformazione, entrambi spettacolari… ed entrambi con pareti belle toste da scalare! (vedi report sotto)

A seguire, suddivise per attività, le nostre foto e le descrizioni di quanto sopra (per la Via sul Monte Oddeu vedi qui) con qualche informazione utile: il premio maratona culinaria invece lo vince il Ristorante la Poltrona, proprio sotto l’omonima falesia a Cala Gonone, non proprio economico (ma pare che in questa zona della Sardegna i prezzi siano diventati “milanesi”) con ottima – e abbondante – cucina tradizionale… come ci disse il titolare “porzioni da adulto” 😀

 

Piccolo trekking a Cala Goloritzè

Loc. Su Porteddu (410 m slm) – Baunei (NU) – Cala Goloritzè (0 m slm) – sviluppo 3 Km – disliv. compl. circa 500 m – trekking – escursionistico

(noi abbiamo percorso il sentiero “classico”, visto che nonostante la stagione faceva già abbastanza caldo, ma esiste un altro percorso più lungo e dicono molto bello che è il proseguimento di Selvaggio Blu: varrebbe la pena provare)

Da Baunei in auto si seguono le indicazioni per San Pietro al Golgo (chiesetta che non abbiamo visitato, mannaggia!), deviando a destra dopo qualche tornante su una strada sterrata ma percorribile da qualsiasi vettura.

A Su Porteddu, oltre al parcheggio (a pagamento, comprensivo di accesso a Cala Goloritzè, 6,00 € a persona) vi è un punto di ristoro dove potrete comprare l’acqua se sbadatamente ve la foste dimenticata: ultima possibilità di farlo e ve lo consigliamo vivamente, perché affrontare la salita senza è… un suicidio!
Trattandosi di sentiero, per quanto facile, il suggerimento è di affrontarlo con le scarpe giuste (no infradito, ballerine, all star ecc) e magari se soffrite il sole con un copricapo; se siete incerti nel procedere anche i bastoncini da trekking o un semplice bastone non guastano. **nota a margine: di solito non siamo così pedanti, ma magari non siete montagnini e siete capitati su questo blog per caso, cercando questa gita!

Da percorre preferibilmente fuori stagione, in primavera, per non sciogliersi al sole ma anche per godere di una natura verdissima e delle meravigliose fioriture di ciclamini, cinquefoglie, peonie, ecc che fanno capolino tra la roccia bianca, all’ombra di olivastri e lecci monumentali. Se invece ci capitate d’estate… munitevi di un paio di litri d’acqua a testa e buona fortuna!

E’ un percorso adatto a tutti, il sentiero è evidente, la distanza breve (noi ci abbiamo messo 45 minuti a scendere e 1 ora a salire, di buon passo: se non siete abituati a camminare o avete bimbi al seguito raddoppiate i tempi!) e il dislivello più che accettabile vista la bellezza del luogo in cui vi troverete.

Lungo il percorso incontrerete dei ricoveri costruiti a ridosso delle grotte naturali calcaree, con pietre, legni e foglie, una versione rudimentale dei tipici ovili del Supramonte.

Superato un arco naturale dopo circa 2/3 di discesa, arriverete in vista dell’Aguglia di Goloritzè, un pilastro calcareo molto estetico che domina la Cala omonima… gli amici climbers si leccheranno le dita, dato che sul monolite ci sono la bellezza di 11 vie (la più semplice – Easy Gymnopedie – di 6b, 5c obbl.). I primi salitori furono Gogna e Manolo, a guardarla e a guardarsi intorno è subito chiaro perché sia diventata un’icona per chi arrampica: noi oggi ci limiteremo a questo, a guardarla purtroppo, dopo esserci guadagnati un posto privilegiato sulla spiaggia di sassolini bianchissimi lambita da un mare cristallino che sprofonda in azzurro e poi in un blu cobalto da cartolina.

Un paio di cordate raggiungeranno la cima proprio sotto i nostri occhi, proprio lungo la via Easy Gymnopedie.

 

Canyon Gorropu da Passo Genna Silana

Passo Genna Silana (1.010 m slm), S.S.125 Orientale Sarda Km 183 – Canyon Gorropu (450 m slm) – sviluppo 4 km – disliv. compl. circa 700 m – trekking – escursionistico

Come per il trekking fino a Cala Goloritzè il percorso è adatto a tutti (abbiamo visto scendere persino una ragazza incinta, oltre che numerosi bambini di 6, 7 anni), nonostante molti optino per scendere a piedi usufruendo invece del servizio navetta per la salita, che viene proposto anche all’imbocco del Canyon Gorropu stesso, quindi potete valutare in loco (la comodità ha un prezzo: 15,00 € a persona).

Anche in questo caso è preferibile raggiungere il canyon e risalire quando il sole non è ancora alto e le temperature non troppo elevate: il sentiero attraversa macchie di lecci e olivastri, ma è in gran parte soleggiato, oltretutto l’essere circondati da pareti rocciose peggiora il caldo percepito. Valgono altresì gli stessi suggerimenti dati per Cala Goloritzè su equipaggiamento e vestiario, anche se qui a pochi metri dall’ingresso al Canyon sarà possibile riabboccare le borracce grazie alla presenza di una fonte naturale.

In corrispondenza del Passo di Genna Silana vi sono ampie possibilità di parcheggio e un ristoro: questo punto infatti, oltre che la partenza della nostra gita, è tappa fissa dei bikers che percorrono l’orientale sarda in moto o bici, essendo la strada molto panoramica, con una vista superba verso la Valle dell’Oddeone e tutto il Supramonte.

Verso il Canyon

Il sentiero è segnalato e sempre ben visibile, impossibile perdersi, la maggior parte del dislivello si concentra da metà percorso in avanti; qui è bene prestare un minimo di attenzione perché il ghiaino è onnipresente e infido, tuttavia, ribadiamo, con la dovuta calma sono scesi anziani, bambini e persone visibilmente non avvezze a camminare. Noi ci abbiamo messo 1 ora a scendere e 1.25 a salire (sotto il sole di mezzogiorno, sia mai!), di buon passo, i cartelli danno 1.30-2.30 ore.

Nella prima parte di discesa (buffo parlare di un trekking che parte in discesa!) dopo un primo tratto piuttosto spoglio, sempre costeggiando una parete rocciosa che ci troveremo sulla sinistra, inizieremo ad entrare in rade macchie di corbezzoli e lecci, via via sempre più fitte: questi alberi sono bellissimi, ognuno ha una sua personalità, alcuni sono monumentali.

Tra questi si incontrano ricoveri che vanno dal semplice capanno in legno al classico ovile a pianta centrale (cuile in lingua sarda), in pietra e legno: sbirciando all’interno si vedono il focolare e i ceppi che servono da sedute, l’ambiente è reso spazioso dall’altezza ottenuta grazie alla forma conica della copertura. Fortunatamente si sta cercando di manutenere e recuperare questo patrimonio di architettura rurale (in verità molto ingegnoso) che ricorda nelle forme la tradizione delle capanne nuragiche: vi sono esempi nei territori di Dorgali, Urzulei, Baunei (e sicuramente anche altrove!).

Il sentiero prosegue nella macchia mediterranea, davvero molto bella, con qualche tornante e lunghi tratti in discesa non eccessivamente pendenti, puntando verso l’imbocco del canyon che gradatamente inizia a delinearsi: in prossimità del punto più prossimo alla parete della Costa Silana si attraversa un ghiaione (caldo!) compiendo un tornante per poi rituffarsi nella boscaglia. Qui il sentiero compie un lungo giro, probabilmente per evitare dei risalti rocciosi, sino a raggiungere con qualche gradone di roccia l’imbocco del canyon.

Noi siamo arrivati praticamente per primi (ore 10.15 del mattino), già questa parte ‘esterna’ è davvero bella, con il Rio Flumineddu che si raccoglie in piccole pozze d’acqua verdina nella roccia bianca e levigatissima, costellata da massi giganti che sembrano sculture.

Dentro il Canyon

Ingresso a pagamento (5,00 € a persona), un addetto ci spiega che all’interno del canyon esistono tre tratte: quella verde, facile e adatta a tutti, che prosegue diventando gialla, un po’ più difficile, terminando nell’ultima parte rossa, in cui ci viene sconsigliato di avventurarci (come pensate sia andata a finire?! :D)

Il canyon consta di incredibili pareti di roccia calcarea alte oltre 500 metri, in vertiginoso strapiombo, con immensi massi ammonticchiati sul fondo levigati dalle acque del Flumineddu (che ora scorre sotterraneo all’interno della gola). Ovviamente ci sono vie di arrampicata, tra cui la celebre “Hotel Supramonte”, che un gruppo di climbers cecoslovacchi stava cercando di liberare proprio quando siamo passati noi! Fermarsi a guardarli era d’obbligo: da circa due settimane stavano cercando di memorizzare i passi chiave di ogni tiro, per poi tentare la salita in libera negli ultimi giorni a loro disposizione.
Le corde appese danno la misura di quanto la parete strapiombi.
Hotel Supramonte si trova nel punto dove il canyon si stringe, ed il percorso escursionistico da verde diventa giallo: l’hotel, oltre ad essere citazione della canzone di De Andrè, è una profonda nicchia lungo la via, dove i primi salitori (Rolando Larcher e Roberto Vigiani) bivaccarono durante la salita.

Se non si hanno impedimenti fisici di sorta anche la parte gialla è assolutamente praticabile, mentre la parte rossa necessita di un po’ di dimestichezza con la roccia (che è lisa e scivolosa): noi abbiamo fatto un po’ di bouldering fino al punto in cui ci sembrava ragionevole arrivare senza corde ne attrezzatura… vale a dire praticamente fino in fondo, dove il fondo del canyon ridiventa piano 🙂

E’ un posto favoloso, che merita di essere visitato nel silenzio (che purtroppo per noi si è interrotto con l’arrivo massivo dei turisti).

 

 

 

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