Annapurna Circuit Trek, parte IV – Mustang, la terra del vento

Annapurna Circuit Trek, parte IV – Mustang, la terra del vento

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questa è l’ultima parte di un lungo trekking: se ti sei perso l’inizio… QUI parte I, QUI parte II e QUI parte III

Altimetria del nostro trekking. Noi termineremo a Tatopani

 

 

DAY 11 – da Muktinath a Marpha: un deserto bruno e argento, tutto vento e polvere

Muktinath (3.760 mt) – Lubra (2.790 mt) – Jomson (2.700 mt) – Marpha (2.680 mt)

Lasciamo Muktinath quando le ombre iniziano ad alzarsi abbandonando la valle, incontriamo cavallini di razza autoctona, piccoli e robusti, che portano a spasso pigri turisti nepalini e indiani. Non seguiremo la strada che passa da Kagbeni ma taglieremo lungo il sentiero per i colli verso Lubra, per poi ritrovarci a camminare nel letto di un fiume!

Sapevamo che il trekking non era finito, ma non ci saremmo mai aspettati tanta bellezza. Intendiamoci, questa bellezza è selvatica, severa, in questa parte di Lower Mustang non c’è nulla di verde, nessuna traccia dei campi coltivati di Manang, solo terra spazzata dal vento, niente che cresca più di 40 cm in altezza …e quel che cresce è pieno di spine!

Il Dhaulagiri con il suo profilo imponente ci fa da scenografia finchè il sentiero non interseca il Panda Khola e la sua ampia valle (un cartello ci avvisa della presenza del cervo muschiato, ma non non avremo il piacere di conoscerlo – ci dicono essere molto raro); poco prima invece lo sguardo si posa su un grandissimo recinto di pietra, unico segno umano a pardita d’occhio, che scopriamo perimetrare un ex frutteto di cui all’oggi ci sono solo resti.

Scendiamo fino al fiume, molto sottile visto che siamo nella stagione secca, e cominciamo a seguirne il corso tra pareti di roccia e stupefacenti paesaggi lunari: i toni argentei della terra, arsa e spaccata in zolle, e gli ocra delle rocce e della sabbia, scolpita da vento e scavata in piccole grotte dall’uomo, riempiono lo sguardo. Incontriamo il piccolo villaggio thakali di Lubra, con i suoi frutteti terrazzati (probabilmente questa è una conca riparata dal vento) e percorriamo il letto del fiume fino al suo sboccare nel più grande  Kali Gandaki, di cui é  affluente. Poco prima siamo investiti da raffiche di vento fortissime e continue, cariche di terra e polvere, che in questa stagione senza piogge di sicuro non mancano! Il resto della giornata lo trascorreremo in compagnia del vento… e la giornata è ancora lunga!

Qui stanno costruendo, con la dovuta calma, la nuova strada che percorrerà tutta la Valle, arrivando sino in Tibet passando nell’Upper Mustang: non vogliamo nemmeno immaginare quali siano le ingerenze cinesi in tutto questo, e come l’infrastruttura modificherà il territorio, non solo dal punto di vista morfologico, ma anche economico e sociale. Ma siamo contenti che la nuova strada non ci sia ancora!

Camminiamo con il volto coperto e gli occhiali da sole, qui indispensabili, nell’ampia valle dove iniziano a comparire segni di presenza umana, casette dal tetto blu e Jomson all’orizzonte, cittadina che superiamo e che sembra catapultata qui direttamente dal far west, stesso carattere desolato e precario: c’è anche l’areoporto (una pista minuscola), uno dei più pericolosi del paese proprio a causa delle raffiche. Da Jomson riprendiamo la strada sterrata costeggiando il fiume, incontrando distese di nulla intervallate da case e alberi da frutto cresciuti obliqui in direzione del vento (!)

Marpha ci stupisce per la sua bellezza: le stradine sono lastricate in pietra e dotate di un sistema di scarico delle acque, le casette sono imbiancate a calce e, dettaglio assai curioso, sui tetti sono ammonticchiate in bell’ordine cataste di legna ad altezza regolare, che creano delle sorte di parapetti ma anche una decorazione, un elemento architettonico che definisce il carattere dell’insediamento. A Marpha c’è anche un bellissimo Gompa e un tempio scavato nella montagna: le nostre strade si dividono di nuovo, con Gabriele che deciderà di passare all’aperitivo con Ram e Kali e Erica che manco a dirlo farà due passi per visitare questo gioiellino (forse tutti si sono scoraggiati nel vedere la lunghissima scala che porta al monastero, chissà). Ram ci spiega che l’economia di Marpha ha pagato lo scotto della costruzione della strada carrabile: oggi molti turisti e viaggiatori non percorrono più questo tratto di itinerario a piedi, bensì con le jeep, senza fermarsi nel villaggio e non incentivando dunque l’economia locale. Un vero peccato secondo noi!

La giornata nè stata lunga e anche faticosa a causa del vento (che ovviamente ha sempre soffiato in direzione contraria): andiamo a letto nella speranza -vana- che domani sia meglio…. non prima di aver assaggiato l’Apple Brandy locale, ovviamente!

 

DAY 12 – da Marpha a Kalopani: sulle rive del Kali Gandaki

Marpha (2.680 mt) – Kokhethanti (2.545 mt) – Kalopani (2.500 mt)

Lasciamo Marpha, la città delle mele, di buon mattino, sapendo che il vento comincerà a soffiare costantemente dalle 10.00 circa. Qui è così tutto il giorno, tutti i giorni. Sarà anche l’ultimo tratto di percorso in compagnia del Dhaulagiri, che con il suo profilo ci ha accompagnato sin da Muktinath.

Attraversiamo il fiume per procedere su sentiero -da qui in avanti la strada è parecchio battuta- e subito ci imbattiamo nel campo per i profughi tibetani: non sembra esserci nessuno, tutto è pulito e in bell’ordine. Come sempre ne approfittiamo per fare qualche domanda sulla questione tibetana, che qui viene percepita in modo piuttosto diverso rispetto al sentire occidentale.

Incontriamo anche una nuova amica: una cagnolina nera che ci seguirà per chilometri, dimostrando un’agilità imprevedibile e un carattere dolcissimo; una signora nepalese ci farà notare che ha un cuscinetto in più su una zampa, segno che è “un buon cane”.

Il sentiero sale e scende, lambendo a tratti il letto del Kali Gandaki, sul quale troviamo una carcassa e un osso di mascella che ci pare troppo bello per non provare a portarcelo a casa: e infatti riusciremo a superare i controlli in dogana e ad esportarlo a Milano!

Mangeremo a Sirkung, un villaggetto di due case in una piana coltivata spazzata dal vento, per poi proseguire verso Kokhethanti, dopo il quale il paesaggio torna ad essere rurale, con piccoli insediamenti e bestie da cortile, fino ad arrivare a Kalopani (che tradotto letteralmente significa “acqua nera”).

Nel lodge reincontriamo il nostro amico giapponese Ben, assaggiamo il brandy all’albicocca, guardiamo un fantastico telefilm bollywoodiano sulle gesta di Shiva (indimenticabile) e ci scaldiamo i piedi con le braci poste sotto al tavolo – la versione nepalese del kotatsu!

 

DAY 13 – da Kalopani a Tatopani: Capodanno e hotsprings per chiudere in bellezza

Kalopani (2.500 mt) – Tatopani (1.190 mt)

L’ultima tappa ci aspetta, una lunga discesa tra strada sterrata e sentiero, case sparse mucche e caprette, un paesaggio molto simile al rurale tropicale dei primi giorni, fino a Tatopani.

Fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle il vento, qui il clima è mite e la temperatura piacevole: arriviamo alla nostra meta e prendiamo la camera in un Lodge bellissimo, un giardino dell’eden con alberi da frutto di ogni tipo e vicinissimo alle rinomate hot springs di Tatopani, delle sorgenti naturali di acqua calda attorno alle quali hanno costruito due grandi vasche. Qui nepalini e turisti vengono a lavarsi (prima, vista la polvere accumulata) e a godere del meritato relax (poi): noi ovviamente non abbiamo il costume, ma anche in versione Capitan Mutanda qui nessuno si formalizza!

…non ci resta che festeggiare il Capodanno! Un grande falò nel cortile del Lodge, gli amici Ram, Kali e Ben, parecchie bottiglie di birra e a seguire whiskey Old Durbar, il tutto in un’atmosfera rilassata e cordiale, in mezzo a tanti trekkers ma anche bikers e ciclisti che hanno affrontato il cammino a modo loro. E la fine del trekking coincide con l’inizio del nuovo anno!

 

 

Non potevamo però chiudere senza la foto di Pokhara, alla quale arriveremo grazie al bus più pazzo del mondo il giorno dopo (esperienza …mistica!): da Pokhara partono alcuni tra i più bei trekking della zona (o finiscono, come il nostro), si gode di una vista incredibile sull’Annapurna e il Machapuchare (la montagna sacra di cui abbiamo parlato nel giorno 7), c’è il Museo Internazionale della Montagna, bellissimo.

Il nostro viaggio in Nepal non finisce qui: abbiamo una settimana di tempo per visitare Kathmandu e la sua valle… ma questa è un’altra storia, non di sola montagna vive l’uomo!

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