Via Attenti alle clessidre! – Corno Piccolo: bella placca sulla Prima Spalla

Valico del Laghetto, Prati di Tivo (TE) 1.650 m s.l.m. – Corno Piccolo 2.655 m s.l.m. – Arrampicata Trad – Via Attenti alle clessidre, Prima Spalla – Difficoltà IV+ – Sviluppo 250 m circa – Esposizione Nord

Attenti alle clessidre! Perchè tendono a nascondersi 😀

Quando quasi 10 anni fa raggiungemmo il Gran Sasso stavamo facendo un giro esplorativo per i monti del centro Italia, spostandoci spesso e senza particolari focus sull’arrampicata: facemmo solo una via mooooolto semplice, la Chiaraviglio Berthelet, ma nella memoria ci sono rimaste due cose: roccia eccezionale e chiodatura… essenziale 😀

Quindi il nostro è un ritorno che ha il sapore di una “prima volta” scalereccia, in cui ci tocca confermare quanto detto sopra.

Stavolta però facciamo i compiti a casa e cercando una via che resti cautelativamente “sotto grado” e con un genere di arrampicata su cui ci sentiamo tranquilli, salta fuori la parete Nord della Prima Spalla del Corno Piccolo, con due opzioni: Placche di Odino e Attenti alle clessidre.

Sceglieremo quest’ultima un po’ per simpatia e un po’ perché l’unica altra cordata su questa parete (sì, siamo stati fortunati!) deciderà di impegnarsi sulle Placche di Odino, così da non darci fastidio. Le due vie corrono praticamente parallele l’una all’altra su questa magnifica placconata di calcare chiarissimo e lavorato, che è meno appoggiata di quel che sembra.

Il giorno prima, tra una nuvola e l’altra, ci siamo studiati la parete: la prima spalla e la placca in questione sono piuttosto evidenti anche dai Prati di Tivo, e lo saranno anche una volta imboccato il sentiero di avvicinamento (Ventricini) anche se trovare l’attacco – scopriremo poi – non sarà così scontato.

Le nostre valutazioni si dimostreranno corrette, regalandoci un’ottima giornata di arrampicata!
Nei giorni successivi faremo Iskra sulla parete Nord e Aquilotti 74 sulla Seconda Spalla, così da non farci mancare niente 😉

schema delle strutture del versante Nord
Schema molto essenziale delle strutture del Versante Nord

Avvicinamento

Al valico del Laghetto (1.650 m) si può lasciare l’auto in un ampio spiazzo sterrato, da dove partono i sentieri. Si segue l’ampio sentiero che sale verso l’Albergo Diruto, che ci si lascia sulla sinistra poco più in alto, fino ad arrivare agli impianti di risalita e alla Madonnina (2.007 m).

In alternativa si possono prendere gli impianti da Prati di Tivo (20 € andata e ritorno dalle 8.00 alle 17.00 nel 2026) risparmiando così 40-45 minuti di salita.

Dagli impianti si sale fino al bivio del Sentiero Ventricini: andando verso sinistra si raggiunge il Rifugio Franchetti mentre verso destra il sentiero costeggia tutta la parete Nord del Corno Piccolo fino ad arrivare alla Prima e Seconda Spalla, costituendo l’accesso per tutte le numerose vie di arrampicata che qui si trovano.

Il sentiero traversa in piano superando due canaloni detritici con brevi saliscendi, in corrispondenza del terzo canalone vi sono degli ometti che si seguono per traccia battuta per qualche metro nel canale poi in diagonale ascendente destra su prati pendenti fino a raggiungere un altro canale che si segue in verticale, superando un esploditore per valanghe, dopo il quale si traversa ancora a destra fino in corrispondenza di un altro canalone bollato di rosso (lo potete intercettare anche proseguendo a mezzacosta dal sentiero Ventricini, in corrispondenza di una targa metallica – vedi foto – e bolli rossi… ma è più scomodo secondo noi).

Questo canale è l’accesso della Normale da Nord (Canale Abbate-Acitelli) ed è l’avvicinamento crediamo più conveniente per raggiungere la prossimità della Prima Spalla. Si seguono i bolli rossi fino ad un masso incastrato posto a circa 4 metri di altezza, a ridosso delle pareti: qui si può abbandonare il canale traversando a destra su facili placche, inserendosi poi nel canale successivo (Canale Sivitilli). La placconata della Prima Spalla verso cui stiamo andando è comunque ben evidente.

parete
Questa specifica visuale la avrete solo dall’alto, ma anche dal basso si vede bene la parete, con le due incisioni ortogonali che formano una sorta di piano cartesiano inclinato

Si segue il Canale Sivitilli superando due risalti verticali sfruttando le placche vegetate di destra, fino quasi al suo termine, sotto la placconata Nord della Prima Spalla.
Qui è visibile, stando circa 3-4 metri a destra del canale, una sosta attrezzata su clessidre a circa 20 metri di altezza, con maglia rapida. Noi abbiamo attaccato qui.

Descrizione dei tiri

La via per sua natura si presta all’interpretazione e non ha un percorso obbligato, ci si può spostare liberamente a destra e sinistra per metri, restando ovviamente tra la linea delle Placche di Odino (a sinistra) e Concetto di Bistecca (a destra).

– L1: III (40 / 45 m): salire facilmente fino alla prima sosta su cordoni in clessidra, superarla sempre in verticale raggiungendo una seconda sosta su tre spit circa 10-15 m dopo;

– L2: IV (40 m): salire a destra della sosta fino ad un primo cordone in clessidra visibile, poi per placca prima verso destra poi riportandosi a sinistra fino alla sosta attrezzata;

– L3: IV (40 m): due metri a sinistra della sosta per placca lavorata, piegare in diagonale destra fino ad una spalletta, superata la quale si traversa in leggera diagonale sinistra fino ad una sosta su cordoni in clessidra sotto ad una placca verticale (sosta un po’ scomoda);

– L4: IV (40 m): in verticale sopra la sosta seguendo una rigoletta, poi in leggera diagonale destra seguendo il facile fino ad uscire su una stretta cengia in corrispondenza della quale si trova la sosta su due chiodi; la cengia in questione è visibile già da valle, solca tutta la parete con andamento diagonale (l’asse delle “x” di un ipotetico piano cartesiano che caratterizza la parete);

– L5: IV+ (40 m): salire il piccolo diedro verticalmente sopra la sosta fino ad un cordone visibile, poi superare un muretto sulla sinistra (chiodo al termine) e iniziare a piegare in diagonale destra per altri 10 – 15 m uscendo su placche più lavorate, poi in verticale fino alla sosta;

– L6: III- (40 m): salire in verticale le lavoratissime placche qui più appoggiate, sfruttando anche un canaletto di sfasciumi che solca la parete seguendo una diagonale da sinistra a destra e che porta in vetta (l’asse “y” dell’ipotetico piano cartesiano sopra menzionato); noi non abbiamo trovato soste attrezzate qui e ne abbiamo costruita una noi stessi, su spuntone.

Discesa

Sappiamo che ci si può calare dalla via, ma noi su questo lato non abbiamo trovato soste attrezzate… che probabilmente ci sono da qualche parte!

Noi abbiamo deciso di salire fino alla vetta del Corno Piccolo, in ogni caso, per sfruttare il Canale della Normale da Nord (Canale Abbate-Acitelli) per la discesa, bisogna incamminarsi verso la cima, seguendo la cresta su grossi massi, poi su piano detritico dove si trovano ometti e segni CAI dei percorsi. Prima che la parete si impenni verso la cima, guardando verso valle a sinistra, si notano più in basso i bolli rossi che contraddistinguono il percorso della Normale.

Si scende prima su placche vegetate e detriti per infilarsi poi nel canalone, che presenta alcuni passi di disarrampicata fino al II+ (severo!); prestare moltissima attenzione a non smuovere detriti, casco consigliatissimo.

In mezz’ora abbondante si scende tutto il canale raggiungendo nuovamente il sentiero Ventricini percorso all’andata.

Giudizio

Via che a noi è piaciuta molto, non difficile e su roccia bellissima, resta il fatto che in parete all’oggi non si trova quasi nulla se non le soste e un paio di cordoni in clessidra e un chiodo, quindi va cercata. Le clessidre stesse vanno trovate e non sono affatto evidenti, quindi effettivamente, “attenti alle clessidre!” è un imperativo 😉

Le relazioni che abbiamo trovato non ci hanno aiutato un gran chè e speriamo di aver fatto di meglio, tuttavia – come già detto – l’interpretazione del percorso resta piuttosto libera, motivo per il quale sarebbe opportuno avere un po’ di margine sul grado: non si può proteggere dove si vuole e serve un minimo di intuito. Abbiamo usato qualche friend medio, ma soprattutto – ovviamente – cordini; dadi inutili.

Anche l’avvicinamento non è risultato banale, forse anche perchè siamo “nuovi” di questa zona e non abbiamo molti riferimenti visivi.

Come primo assaggio non è stato affatto male! Il calcare del Corno Piccolo è davvero degno della sua fama.
Se scegliete questa via però, deve piacervi la scalata su placca, altrimenti è meglio guardare altrove! 😉 Per alcuni potrebbe davvero essere una via troppo monotona.

Nelle foto qualche info – speriamo – utile per i ripetitori.

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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