Valanghe, droni e… SHERPA

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Anche quest’anno solo sulle Alpi sono già molti i morti causati dalle valanghe, tra scialpinisti, freeriders ed alpinisti.

Probabilità di sopravvivenza in valanga E’ bene sapere che la curva di sopravvivenza di un “sepolto” sotto una valanga non lascia molte speranze superati i 15 minuti, soprattutto in caso di seppellimento totale (per approfondimenti: http://www.aineva.it/pubblica/valanghe/capitolo15.html).

Si tratta di un tempo assai limitato e per questo, in genere, si ha speranza di essere trovati e salvati solo dai propri compagni di escursione, in autosoccorso, sempre che non siano stati travolti dalla valanga a loro volta.

I soccorsi organizzati, a meno che non si trovino già sul posto, impiegano in genere più tempo, anche a seconda delle condizioni meteo e della reale agibilità dei luoghi.

Sherpa – un drone per ritrovare i sepolti

In loro aiuto, e questa è senz’altro una bella novità, arriverà Sherpa, ovvero un progetto che coinvolge droni ed aeromodelli ai fini della ricerca di dispersi sia su terreno scoperto, sia su valanga.

Nei giorni scorsi è terminata la sperimentazione, durata 4 anni, e Sherpa è stato messo alla prova in un ambiente montano reale dove è stato possibile verificarne il corretto funzionamento con temperature rigide e in condizioni di leggero nevischio.

I test sembra l’abbiano promosso e quindi c’è una buona speranza che Sherpa possa essere presto messo al servizio dei soccorritori umani, nella speranza di salvare qualche vita in più.

Qui i dettagli del progetto http://loscarpone.cai.it/news/items/soccorso-alpino-e-nuove-tecnologie-testato-il-progetto-sherpa.html

La miglior difesa è sempre la prudenza

La miglior “difesa” resta comunque la prudenza e visto che siamo nella sezione 4dummies, meglio ribadire:

– controllare i bollettini nivo-meteorologici e valanghe relativi alla meta prescelta se possibile non più di 24 ore prima della partenza (tempo in cui si rivelano essere particolarmente affidabili)

– se si hanno dubbi sull’innevamento e/o stato del manto nevoso degli specifici pendii chiedere informazioni alle guide locali

– munirsi di tutto il necessario (pala, sonda, A.R.T.V.A.) per il soccorso e fare in modo che i nostri compagni di avventure siano anch’essi muniti di tutto il necessario (sembra un’ovvietà ma i dati e anche l’esperienza confermano che non è così scontato)

In ultimo è anche possibile e vivamente consigliato frequentare lezioni/minicorsi su neve, valanghe e sull’uso di apparecchi A.R.T.V.A., organizzati ogni anno da CNSAS (Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico) CAI, fondazioni, enti ed organizzazioni che si occupano di montagna. Va da se, infatti, che anche l’A.R.T.V.A. si rivela inutile nelle mani di un escursionista inesperto. Ormai ogni anno il CNSAS in collaborazione con il CAI organizza una giornata -“Sicuri con la neve”- di sensibilizzazione alla prevenzione su questi argomenti.

Nonostante tutte le precauzioni, tuttavia, a volte gli incidenti succedono: ne è un esempio l’escursione di 4 settimane fa (vedere articolo “un tranquillo martedì di freeride con valanga“), durante la quale abbiamo dovuto mettere in gioco attrezzatura di soccorso ed esperienza con esiti fortunatamente positivi.

Intanto, impariamo anche noi a usare i droni

Nell’attesa di vedere Sherpa in azione, io continuo a divertirmi ed esercitarmi con il suo fratello minore… e chissà che un domani non torni utile anche questo! 😉

Gab e drone DJI Mavic Pro

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