Pinzolo (TN), Malga Vallina d’Amola 2.000 m – Cima del Canale 2.590 m s.l.m. – Arrampicata Tradizionale – Via Sùliva – difficoltà V+, sviluppo 370 m – Esposizione: NE
Alcuni mesi dopo la nostra prima esperienza al Pedertich lungo la cresta Nord-Est, c’è venuta voglia di tornare in questo luogo fantastico, che consente di arrampicare in assoluta tranquillità sull’ottimo granito della Presanella.
Pensavamo di aver trovato un’altra via sul Corno del Pedertich, ma durante l’avvicinamento ci siamo resi conto che la via Sùliva (primi salitori G. Bestetti, A. Beltrami, T. Beltrami – 22/09/2017) in realtà sale lungo le pareti di quella che crediamo sia la Cima del Canale, un po’ più a destra e più in alto rispetto al Pedertich 😉
Sul web c’era solo una breve relazione delle Guide Alpine su questa via e non avevamo nemmeno capito che si trattasse di una via totalmente da proteggere, ma una volta giunti in loco ci è andata bene così, anche perché il tiro col grado nominalmente più alto è il primo (che è anche il più protetto, con BEN 3 cordini 😅) e superato quello, ci siamo fatti andare bene di procedere solo con protezioni veloci.
La via è bella, su ottima roccia, peccato solo che a metà ci si ritrovi su un ampio terrazzo erboso su cui bisogna camminare per circa 70 metri per raggiungere la seconda parte della montagna. A parte questo, la salita diverte e offre un bellissimo panorama sulla Val d’Amola.
Per ulteriori dettagli vedete il giudizio in fondo e le didascalie delle foto.
AVVICINAMENTO
Salire la strada della Val Nambrone che si imbocca tra i paesi di Pinzolo e Sant’Antonio di Mavignola, in corrispondenza di un tornante. Proseguire oltre il rifugio Nambrone imboccando la stretta strada dell’Enel che sale per tornanti fino a giungere al bivio con le indicazioni per il Rifugio Segantini e la Malga Vallina d’Amola.
Seguire queste ultime su strada sterrata per circa 1,5 km e parcheggiare in uno spiazzo in corrispondenza del sentiero 229 con indicazioni per il passo della Nona.
Superare un cancello di legno e seguire il sentiero in mezzo alla vegetazione per un paio di tornanti. Quando si esce dal bosco, ci si ritrova al cospetto del Corno del Pedertich; portarsi alla sua base, aggirarlo a destra continuando sul sentiero ed alzarsi fino ad un punto in cui si vedono degli ometti che attraversano la pietraia sulla destra in corrispondenza di un punto con grossi massi.
Seguire gli ometti senza percorso obbligato sulla pietraia, rimanendo a mezza costa nel primo tratto per poi alzarsi più ripidamente verso la montagna di destinazione che si vede bene dritta di fronte (vedere foto).

Giunti alla base della parete, la via si trova abbastanza nel mezzo, in corrispondenza di un ometto e con un primo cordone visibile a circa 4 metri da terra.
Circa 1h dalla macchina se non sbagliate strada.
DESCRIZIONE DEI TIRI
L1 – V+ (30m) – 3 cordini – Superare lo strapiombino iniziale, poi salire in leggera diagonale per portarsi a sinistra di una spalla rocciosa, rimontarci sopra e proseguire lungo il suo spigolo fino al termine della parete. Sosta su spit e cordone.
L2 – IV+ (30m) – 1 cordino – A destra della sosta in direzione di una placca che si risale direttamente sfruttando anche il diedro di destra. Al termine, seguire una seconda placca più facile in leggera sinistra fino alla sosta.
L3 – V (30m) – 1 chiodo – Per blocchi rocciosi a destra della sosta fino alla placca che si risale stando a destra dello spigolo e seguendo una fessura un po’ vegetata fino a portarsi sotto un leggero strapiombo più vicino allo spigolo. Rimontarlo e proseguire per un altro paio di metri fino alla sosta.
L4 – IV (30m) – Nessuna protezione – Salire in leggera diagonale sinistra fino ad un terrazzino erboso sotto una bella placca lavorata. Seguirla sfruttando la fessura fino ad un secondo terrazzino erboso dove si sosta.
L5 – IV (30m) – Nessuna protezione – Salire la placca sfruttando l’evidente fessura che sale prima in diagonale sinistra, poi in diagonale destra rimanendo sulla roccia fino alla fine. Sosta su masso all’inizio del terrazzone erboso.
L6 – Trasferimento (70m) – Seguire la pietraia per evitare l’erba e risalirla fino alla base della parete successiva (ometto + cordone su speroncino).
L7 – V (30m) – Nessuna protezione – Salire in spigolo o evitare il primo saltino sulla sinistra per poi rientrare in parete. Proseguire lungo la fessura proteggibile a friend medi fino ad entrare in un diedro aperto che si risale fino al suo termine. Sosta su grosso masso.
L8 – III (30m) – Nessuna protezione – Salire per erba ripida a sinistra delle rocce, poi per placca un po’ vegetata in diagonale destra fino alla sosta.
L9 – III (30m) – Nessuna protezione – A destra della sosta, rimontare un saltino su rocce poco stabili oppure evitare il salto sulla sinistra per poi risalire in cresta fino alla sosta su cordone.
L10 – III (30m) – Nessuna protezione – Seguire lo spigolo fino alla sosta.
L11 – III (40m) – Nessuna protezione – Continuare in spigolo lungo la cresta, spostarsi poi a destra fino alla sosta pochi metri prima della cima.
DISCESA
Dalla cima, disarrampicare le facili rocce di cresta sfruttando la sicura dal compagno fino alla L9. Poi con due calate da 30 metri raggiungere il termine della prima parete e ripercorrere a piedi il tiro di trasferimento fino alla sosta di L6.
Noi abbiamo preferito scendere facendo 5 rapide calate da 30 metri con una sola corda, ma si possono fare anche calate da 60 senza particolari rischi d’incastro, fino a tornare alla base.
Poi seguire il percorso a ritroso fino al parcheggio.
GIUDIZIO
Bella via in ambiente tranquillo e isolato. Le difficoltà non sono mai eccessive, però richiede ottima padronanza nello scalare senza protezioni per molti metri, in quanto in via sono presenti praticamente solo le soste e qualche cordino nei primi due tiri.
Per il resto, è tutta da integrare e non sempre è possibile farlo.
Su alcuni tiri bisogna stringere un po’ le chiappe fino a reperire una fessura o uno speroncino per inserire un friend o un cordino salva vita.
La prima parete è sicuramente più divertente e continua nell’arrampicata mentre la seconda, se si esclude L7 (molto bello!), è più un espediente per raggiungere la vetta che altro.
Difatti, se il vostro obiettivo è solo arrampicare, la via potrebbe essere interrotta dopo questo tiro senza perdersi nulla di speciale, fatta eccezione per la bella vista che si può godere dalla cima.
La roccia è sempre solida, ruvida e regala placche, fessure, diedri e anche qualche leggero strapiombo.
C’è un po’ di vegetazione qua e là, ma in genere non disturba più di tanto, fatta eccezione ovviamente per l’enorme prato di L6 e un tratto di L8.
L’esposizione è Nord-Est e la via rimane al sole tutta la mattina, quindi dovrebbe asciugare anche in fretta in caso di piogge. La stagione migliore è l’estate considerata la quota, ma anche in autunno e tarda primavera è sicuramente scalabile.
A noi è piaciuta molto, ma se preferite qualcosa di più protetto, andate a cercare tra le vie del Corno del Pedertich che offrono in molti casi maggiore sicurezza.
Disclaimer
Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.


































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