Gias delle Mosche, Valdieri (CN) 1.580 m s.l.m. – Rifugio Lorenzo Bozano 2.453 m s.l.m. – Passo della Bassa Madre di Dio 2.450 m s.l.m. – Rifugio Franco Remondino 2.464 m s.l.m. – Gias delle Mosche – trekking, difficoltà EE – sviluppo 14 km – disliv. 1.200 m
Lo sappiamo, il nome di questa montagna incuriosisce e fa anche sorridere! Non capita tutti i giorni di essere al cospetto della Madre di Dio.
Per noi questa traversata è stato il modo di scendere a valle dopo cinque giorni di permanenza al Rifugio Bozano dedicati all’arrampicata, facendo il giro lungo per vedere il Vallone dell’Argentera. Ma il giro ad anello può essere interpretato anche come un’escursione a sè stante, da fare in giornata o più tranquillamente pernottando presso uno dei due Rifugi; è fattibile in ambedue le direzioni.
Visto che noi avevamo gli zaini pesanti, con tutto il materiale da arrampicata, le corde ecc, la “Madre di Dio” nella parte alta del sentiero l’abbiamo invocata più volte 😀 😀 😀 e lei non l’ha presa bene: Gabri è scivolato rischiando di rompersi l’osso del collo!
Quest’angolo di Alpi Marittime merita sicuramente per la bellezza dei paesaggi e la tranquillità dei luoghi (ad eccezione dei weekend), frequentati da numerose bestiole: la traversata però richiede attenzione, considerando anche il fatto che non c’è linea telefonica, se non gli spot wi-fi offerti dai due rifugi. Si legga ATTENTAMENTE quanto riportato a fine articolo…
Avvicinamento automobilistico
Imboccata e percorsa la Valle Gesso da Borgo San Dalmazzo fino alle Terme di Valdieri, si segue poi su una strada a sinistra, asfaltata con qualche buca, fino alla località Gias delle Mosche, dove vi sono diversi spiazzi per parcheggiare, al momento (2026) gratuiti.
Se si volesse proseguire oltre in auto, per parcheggiare più a monte e intraprendere il percorso al contrario rispetto a come lo abbiamo interpretato noi, la strada diventa sterrata e meno agevole ma comunque percorribile dalla maggior parte delle automobili.
Descrizione del percorso (Gias delle Mosche -> Bozano -> Remondino -> Gias delle Mosche)
Il sentiero per il Rifugio Bozano parte da uno degli spiazzi di parcheggio, a quota 1.580 m a Gias delle Mosche. “Gias” è l’equivalente piemontese di “alpeggio”. All’attacco del sentiero troverete il cartello del rifugio con tanto di menù, consideratelo un incoraggiamento motivazionale!
Il sentiero sale dapprima ripido nel bosco di conifere fino ad arrivare agli alpeggi sommitali (Gias de Mesdì), in un’ampia vallata dove si avvicina al Rio dell’Argentera ed è possibile rinfrescarsi nelle sue belle pozze, per poi deviare a sinistra e risalire il versante orografico destro della montagna.
Tenendo la destra al bivio successivo ci si incammina in un lungo traverso su pietraia, fino ad arrivare in vista del Rifugio Bozano che si raggiunge poco dopo. Qui è d’obbligo fermarsi almeno un po’ a godere dell’ospitalità del rifugio ammirando le imponenti pareti della Catena delle Guide e del Corno Stella: come premesso noi ci fermeremo ben più di “un po’”, ossia per la bellezza di cinque giorni, dato che l’obiettivo era più scalereccio che camminereccio 😉
Il sentiero prosegue sulla destra del Rifugio (palina con indicazioni, poi bolli gialli ed ometti) dipanandosi nel dedalo della pietraia fino alla piazzola dell’elisoccorso e poi oltre, passando sotto le falesie di granito bianco ai piedi dell’Argentera e ad i suoi contrafforti, con qualche breve sali scendi sempre su pietraia.
Si arriva fin sotto la cima della Madre di Dio, costeggiandone le pendici, per poi risalire fino all’omonimo Passo a quota 2.450, segnalato da cartello in legno, punto super panoramico.

Da qui il sentiero – o meglio ciò che ne rimane – traversa sotto la frastagliata bastionata della montagna in direzione Sud – Sud Est, con numerosi sali scendi, poco segnalato, stretto e su terreno infido ed esposto.
Si arriva poi ad un tratto attrezzato con corde fisse che permette di perdere quota entrando nella Valle d’Assedras: dall’altra parte del vallone è visibile il Rifugio Remondino, posto su una spalla rocciosa, ma per raggiungerlo bisogna nuovamente traversare su pietraia (la benedirete dopo il tratto appena percorso!!!), passando anche qui sotto una piccola falesia.
Il Rifugio è appena sopra il bivio tra il sentiero appena percorso e quello che scende verso valle, che si stacca a destra scendendo con morbidi tornanti e percorso comodo fino ad intercettare in due punti il torrente, perdendo quota.
L’ultimo tratto di sentiero, nel bosco, conduce al parcheggio più alto tra quelli disponibili (utile se si vuole andare al Remondino) e alla strada prima sterrata poi asfaltata che riporterà all’auto nel punto dove l’abbiamo lasciata.
Giudizio
Questo percorso viene dato come EE, ovvero per Escursionisti Esperti: tuttavia qui bisogna fare la tara su ciò che si pensa sia un escursionista esperto perché a nostro parere questo sentiero, nella parte alta, è oggettivamente rischioso e potenzialmente pericoloso per chi è preparato solo alla camminata.
Le ragioni sono le seguenti: la traccia è stretta, su terreno reso infido da rocce mobili e erba scivolosa, spesso ripido in salita e in discesa; è bollato, ma non sempre immediatamente individuabile a causa della vegetazione e molto esposto verso valle. Occorre quindi una capacità di progressione che non ci pare sia quella dell’escursionista medio, anche se non è richiesta attrezzatura particolare.
In più come detto non c’è segnale, dunque trovarsi in difficoltà qui può non essere simpatico!
Assolutamente da sconsigliarsi in caso di possibile maltempo e/o visibilità scarsa, si tratta comunque di 14 km e 1.200 m di dislivello positivo: fate voi le dovute considerazioni 😉 e spezzatelo se doveste ritenerlo “troppo” anche perchè entrambi i Rifugi si trovano in posizioni spettacolari.
Parlando invece della parte positiva, questo giro vi porterà nel cuore delle Alpi Marittime, con flora e fauna ricche e particolari, scorci bellissimi sempre oltre i 2.000 metri e la possibilità, se vi fermate, di “agganciarci” anche escursioni secondarie come qualche cima limitrofa, ad esempio l’Argentera, o il Lago di Nasta, a quota 2.800 m, uno dei più elevati delle Alpi Marittime.
Sempre che, come noi, non vogliate dedicarvi – con scarsissimi risultati 🙂 – prevalentemente all’arrampicata 😉
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Disclaimer
Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.


















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