Torri del Vajolet e Catinaccio d’Antermoia: alla scoperta delle ‘altre’ dolomiti

Torri del Vajolet e Catinaccio d’Antermoia: alla scoperta delle ‘altre’ dolomiti

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RIF. GARDECCIA (1.949 mt) – RIF. RE ALBERTO (2.621 mt) – P.SSO PRINCIPE (2.700 mt) – P.SSO D’ANTERMOIA (2.770 mt) – RIF. D’ANTERMOIA (2.496 mt) – PERA DI FASSA (TN) (1.329 mt) – disl. positivo 1.400 mt – sviluppo 17 Km circa – trekking – giro ad anello

Questo è la prima di due escursioni sulle Dolomiti che conosciamo meno: causa mignolo fratturato abbiamo dovuto escludere ferrate e arrampicate, optando per un bel giro ad anello sul Gruppo del Catinaccio, che abbiamo ribattezzato le “dolomiti piccole” o le “dolomiti fighette”.
Questo perché rispetto al gruppo del Brenta …sono davvero piccine, bellissime, ma in miniatura; tant’è che in una giornata siamo riusciti a percorrerne gran parte dell’estensione (escludendo ovviamente le cime, che non potevamo fare). E come noi tanti altri escursionisti che certo non erano iper allenati o particolarmente preparati.
Inoltre, forse perché le distanze sono brevi, c’è un rifugio al metro, oltre che un comodo servizio navetta che ti porta in quota di cui per una volta abbiamo approfittato anche noi: da cui le “dolomiti fighette”.

Ecco la descrizione della nostra escursione, un grande classico di queste parti, percorribile anche con bambini e cani (ne abbiamo incontrati svariati di tutte le taglie), vista la comodità, la facilità del sentiero e la presenza di infiniti punti di appoggio.

A Pera di Fassa (che ha dato i natali a Tita Piaz) abbiamo lasciato l’auto al parcheggio e preso la navetta per il Gardeccia Hutte: qui si trovano il Rifugio, un ristorante e un negozio di souvenir (!) e c’è un discreto assembramento umano, che purtroppo non ci abbandonerà per tutta la gita.

Salendo verso il P.sso Principe abbiamo deciso di fare una deviazione per vedere più da vicino le Torri del Vajolet: all’altezza del Rifugio omonimo (che non è il miglior punto di osservazione) si stacca un sentiero in parte attrezzato con corde fisse, che risalendo un canalone conduce fino alla Re Alberto Hutte, ai piedi delle torri. Le cime sono graziose, e dev’essere divertente scalarle: sulla roccia ci sono diverse cordate impegnate nell’ascesa… beati loro!

Ridiscendiamo nella valle principale ripercorrendo i nostri passi e imbocchiamo nuovamente il sentiero che ci condurrà in breve fino al Passo e al Rifugio Principe dove, oltre al bel panorama, si può godere della compagnia di parecchia umanità… sarà che siamo abituati ad altre montagne, ma vedere la processione di gente che sale e scende lungo i sentieri è straniante.

Si prosegue di buon passo fino al Passo d’Antermoia, costeggiando le belle pareti verticali sulle quali passa una ferrata a cui purtroppo abbiamo dovuto rinunciare, per poi ridiscendere in un’ampia valle solcata da ciò che rimane di un torrente: visto che è totalmente secco temiamo di non riuscire a vedere il lago nei pressi del Rifugio d’Antermoia, ma non sarà così. Il lago dopo breve compare, ed è anche bello grande: questo perché, pur essendo di origine glaciale, alimenta le sue acque anche grazie ad un torrente che scorre in parte sotterraneo fino all’invaso. Qui il paesaggio è lunare.

In breve si arriva anche al Rifugio Antermoia, dove ci rifocilliamo (come sempre i tempi sono calcolati sulla pausa pranzo :D) per poi ridiscendere per il sentiero della Val di Udai, che dopo un paio d’ore ci permetterà di rientrare nell’abitato di Pera di Fassa.

Momento Rieducational Channel: l’origine del Lago d’Antermoia è legata ad una triste leggenda, che vede come protagonista l’amore sfortunato -ovviamente, mai una volta che finisca bene!- tra una ninfa/spirito dei boschi e un menestrello vittima di un sortilegio, detto “Mano di Ferro”, di lei amante. La storia pare risalire alla tradizione ladina, di cui la Val di Fassa, assieme alle cinque vallate del Sella, è il cuore (trovate un riassunto della storia qui)

 

Posted from Trentino-Alto Adige/South Tyrol, Italy.

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