Punta del Rebbio / Bortelhorn dall’Alpe Veglia… quasi: abbiamo fatto casino!

Punta del Rebbio / Bortelhorn dall’Alpe Veglia… quasi: abbiamo fatto casino!

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ALPE VEGLIA (VCO) 1.761 m slm – FORCA DEL REBBIO 2.742 m slm – punto non meglio precisato della cresta 2.900 m slm – disl. positivo 1.430 m (tra saliscendi a membro di segugio) – sviluppo 12.5 km (idem)

Quasi: è una sorta di mantra a volte in montagna: soprattutto quando non conosci nello specifico l’ambiente, fa parte del gioco.

Noi, complici una serie di scelte sbagliate, ci siamo ritrovati a dover scendere senza aver guadagnato la Punta del Rebbio, fermandoci sulla cresta raggiunta dopo una serie di peripezie e imperizie, a cose praticamente fatte.

Ma partiamo dall’inizio: cominciamo a camminare alle 5.00 a.m., dopo una notte comoda ospiti dell’Albergo Alpino Monte Leone in compagnia di tuuuuuuutta la famiglia; mentre loro dormono ancora, noi imbocchiamo il sentiero che dovrebbe portarci alla Forca del Rebbio. La visibilità è ottima grazie alla luna quasi piena, ma ciò non ci impedisce di toppare il secondo bivio: in corrispondenza di una casetta gialla (vedi foto) seguiamo l’unico sentiero ben visibile, che attraverso ripidi tornanti ci porta nella valle a fianco a quella che dovevamo prendere… fortunatamente ce ne accorgiamo e sfruttando una traccia in traverso ci portiamo sulla retta via.

Il sentiro sale infatti sulla destra (faccia a monte) del torrente che scende dal nevaio subito sotto la Punta del Rebbio, ben visibile da valle: per prati, zigzagando, guadagna quota, mantenendosi tra le balze rocciose a sinistra e una crestina secondaria a destra; solo superati i risalti di roccia la traccia traversa verso sinistra, portandosi al centro della valle. I bolli rosso/bianchi qui sono sempre visibili. Da qui in avanti invece abbiamo trovato neve: ogni tanto riuscivamo a rintracciare il sentiero, risalendo fino a trovarci sotto la Forca, dove sulle roccette emerse centrali abbiamo individuato delle corde fisse che ci hanno portato al passo, in perfetto orario.

Qui abbiamo fatto casino. Discendendo verso il versante svizzero abbiamo notato dei segnavia che superata la roccia centrale della forcella, quella con la croce, risalivano poche decine di metri oltre, proprio sotto l’attacco della cresta del Rebbio: la guardiamo, ci sembra brutta, ma ci proviamo lo stesso. Guadagnamo forse 100 metri di quota, su un terreno infido, sfasciumoso, dove ogni cosa rimane in mano: si sale per prati e detriti, e abbiamo il dubbio che poi la stessa via dovremo ripercorrerla in discesa. Non troviamo nessuna traccia, se non un ometto distrutto (ne faremo uno anche noi, per non perderci, che purtroppo non abbiamo demolito). Arrivati a pochi metri dalla cresta desistiamo: evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa.

Ridiscendiamo fino alla forcella e decidiamo di andare in avanscoperta lungo il versante svizzero: Gabriele aveva individuato una dorsale più morbida… ci viene il dubbio che sia la via giusta! Traversiamo il ghiacciaio e sulla verticale del piccolo bivacco (si vede solo il tetto, è ancora sommerso dalla neve), proviamo a salire su una dorsale facile facile… la roccia non è male, la pendenza minima, la via è decisamente quella giusta, dato che in 20 minuti arriviamo comodamente in cresta.

Peccato che:

  1. avessimo perso 2 ore tra salire e scendere dalla parte sbagliata (o meglio, non sbagliata, solo infernale a causa del terreno sfasciumoso)
  2. avessimo abbandonato gli zaini all’attacco della facile dorsale, con corda, guanti, pail, ecc pensando di dare solo un’occhiata oltre (poca fiducia, ormai non ci credevamo più)
  3. che infine avessimo promesso al parentame di tornare giù per le 16.00: orario che sarebbe stato più che giusto, se non avessimo perso tempo

Dal versante svizzero la questione assume tutt’altre sfumature: è piuttosto chiaro dove salire, mentre dal versante italiano la prospettiva inganna. Anche se non l’abbiamo percorsa la cresta non sembra difficile, solo lunga: queste montagne, in generale, hanno una roccia instabile, ti rimane tutto in mano, ma dal versante svizzero la situazione sembra decisamente migliore rispetto al versante italiano. Peccato.

 

Ripercorriamo i nostri passi, risalendo il ghiacciaio svizzero e ridiscendendo di nuovo giù verso l’Ape Veglia: è la terza volta che questi monti ci respingono, la lettura non è facile, la roccia pessima, le indicazioni inesistenti. Sarà il karma? 😀

L’ambiente, anche perchè scarsamente frequentato, è eccezionale, selvaggio, incontaminato.
Nelle foto troverete alcune utili indicazioni, una mappa e uno schizzo per evitare i numeri da circo che abbiamo fatto noi: la Punta del Rebbio merita, non foss’altro per il panorama che si gode da lassù.

(date un’occhiata anche alla bella falesietta proprio vicina al Veglia, dove siamo stati il giorno precedente!)

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