Pizzo del Becco – Via Orobica (V+) …. con servizio fotografico a Mr Stambecco Orobico

Pizzo del Becco – Via Orobica (V+) …. con servizio fotografico a Mr Stambecco Orobico

BAITE DI MEZZENO, RONCOBELLO (BG) 1.590 mt – PASSO DI MEZZENO 2.140 mt – RIFUGIO LAGHI GEMELLI 1.968 mt – PIZZO DEL BECCO 2.507 mt; disl. positivo 1500mt, sviluppo 14 Km – arrampicata 400 mt, 10 tiri  – Via lunga di montagna, arrampicata

Primi weekend di giugno: molti rifugi sono ancora chiusi, il meteo è ancora ballerino, ma le giornate sono lunghe e abbiamo voglia di sfruttarle. Gira che ti rigira scegliamo le Orobie che, di default -visti gli avvicinamenti impegnativi- promettono poca o nessuna fila in parete e ambiente selvaggio: e così è stato!

Per salire al Pizzo del Becco abbiamo scovato una Via di montagna non molto ripetuta, con roccia splendida, tutta da integrare e con una vista magnifica sulla valle… in compagnia dei giovani stambecchi, che dall’attacco non ci hanno perso di vista fino alla cima (come sempre avranno pensato “ma che bestie vecchie e malate devono essere queste, che fanno così fatica a salire sulle rocce?!“): guardatevi le foto, sembra che si siano messi in posa per noi!

L’avvicinamento è impegnativo: potete scegliere Carona o le Baite di Mezzeno, come abbiamo fatto noi, ma arrivare all’attacco, in ogni caso, non sarà una passeggiata di salute. Alle Baite di Mezzeno si arriva da Capovalle-Roncobello (BG), con una strada a pagamento (2 € al dì) che con una quindicina di tornanti conduce ad un parcheggio.
Qui si lascia l’auto e si sale fino al Passo di Mezzeno, in un ambiente verdissimo ed estremamente rilassante, con pratoni costellati di anemoni alpine, ranuncoli e rododendri, oltrepassandolo fino a scendere al Rifugio dei Laghi Gemelli (questa parte di discesa al ritorno sarà in salita!).
Dal Rifugio, seguendo il sentiero 214 e oltrepassando la diga, si arriva sino al Lago Colombo: si supera anche questo bacino sempre traversando la diga e si segue il sentiero con indicazioni “Pizzo del Becco”. Lo si abbandonerà solo sotto la parete: a destra la traccia prosegue verso la Normale (la Via di discesa per noi), mentre a sinistra per prati si arriva all’attacco della Via Orobica, come indicato in fotografia, ovvero al secondo pilasto (quello più basso) della bastionata.

Sino a qui non avrete problemi a trovare il sentiero, essendo indicato e sempre molto ben visibile. Anche l’attacco, con la sosta attrezzata, e lungo la via non ci sono particolari problemi di orientamento: noi abbiamo avuto un dubbio solo prima del 10° tiro, l’ultimo, circa il canalino erboso da prendere (quello di sinistra!)

A seguire descrizione della Via, della discesa e nostro personalissimo giudizio (merita!).
Ma non avevamo mica dubbi: le orobie sono meravigliose, molto selvagge… e gli stambecchi che le abitano sono di compagnia e parecchio inclini a farsi avvicinare e fotografare!

Come sempre nei commenti alle foto troverete altre utili indicazioni.
Questo invece il video dalla cima

 

Descrizione della via

  1. III+ (40mt) – Risalire verticalmente i gradoni sopra alla base del tiro. Proseguire lungo una bella e facile placca fino ad un comodo terrazzo dove si trova la sosta (due fix da collegare). Incredibilmente, su questo tiro di III si trovano ben 3 chiodi!
  2. IV- (40mt) – Salire dritto, leggermente verso destra un muretto. Poi salendo, continuare un po’ verso sinistra fino ad un cambio di pendenza. Risalire quindi dritto una facile placca che porta su una cengia poco sotto un grande terrazzo erboso. Sosta su due spit da collegare.
  3. II (30mt) – Raggiungere l’erba tramite due roccette e seguire il pendio erboso verso sinistra fino al centro della placca successiva dove si trova la sosta.
  4. IV. 1 passo di V (35mt) – Salire dritti una facile e divertente placca a gocce. Puntare poi a sinistra in direzione di una spalla che forma un leggero diedro alto 3-4 metri. Risalire il leggero strapiombo sfruttando i piedi e la tacca presente sulla placca a destra dello spallone e rimontarci sopra. La sosta si trova pochi metri sopra a sinistra, su un terrazzino.
  5. IV- (45mt) – Salire verticalmente una facile placca fino ad un piccolo “tetto” che si aggira sulla destra. Procedere poi sempre su facile placca, deviando infine a sinistra sotto un grande tetto dove si trova la sosta. Tiro facile ma lungo. Allungate con dei cordini eventuali protezioni per evitare che la corda diventi troppo pesante o si blocchi in qualche fessura.
  6. V (50mt) – Tiro complesso. Procedere in traverso verso destra per 6-7 metri (unica protezione un vecchio chiodo 1 metro a destra della sosta). Sfruttare le belle lame orizzontali che offrono buoni piedi ed alzarsi poi di un paio di metri fino ad arrivare ad uno spigolo che sale verticalmente. C’è uno spit a circa metà dello spigolo ma in questo punto è impossibile proteggere e si rischia un bel volo con tanto di lunga pendola. Fare attenzione. Raggiunto lo spit, si vedono delle lame che però sono difficili da sfruttare dallo spigolo. Spostarsi all’esterno dello spigolo verso destra su dei buoni piedi e utilizzare le lame frontalmente per alzarsi, uscendo poi su un terrazzino roccioso. Procedere verso sinistra fino ad una placca alta 3-4 metri con un buco alla sua sinistra. Risalire la placca e poi scendere dalla parte opposta e sfruttando delle lame andare verso destra fino alla base di un diedro. Rimontare il diedro con un passo un po’ faticoso (qui è presente un chiodo) e procedere verso sinistra sfruttando delle lame fino a giungere su un ampio terrazzo dove si sosta.
  7. IV- (35mt) – Salire verticalmente la facile placca fino al suo termine. Seguire poi il profilo di cresta per una decina di metri fino ad un anello che può essere usato come sosta.
  8. II (50mt) – Dall’anello, scendere in una forcella erbosa e poi rimontare con facile arrampicata un grosso masso. Dalla cima del masso, spostarsi a sinistra uscendo su erba fino alla bastionata rocciosa successiva dove si vedono i due fix della sosta.
  9. II (30mt) – Dalla sosta spostarsi verso sinistra fino a raggiungere un canale erboso che va risalito fino al suo termine. Deviare tutto a sinistra fino alla base di un diedro / camino e sostare alla sua base (due fix da collegare).
  10. V+ (50mt) – Tiro chiave della via. Ingaggevole e molto poco protetto. La parte più difficile è nei primi metri dove bisogna rimontare un diedro con pochi appoggi per i piedi. Sfruttare le prese per la mano destra dietro al diedro e spalmando un piede in placca a sinistra cercare di alzare il piede destro fino al primo appoggio che si trova sulla spalla destra. E’ presente un chiodo piantato a mano all’interno del diedro che può aiutare a non farsela addosso ( 😀 ). Uscire poi verso destra con passo delicato su un terrazzino alla base del camino. Rimontare il camino verticalmente sfruttando buone mani e piedi fino a raggiungere uno spit a metà camino che fa tirare un minimo il fiato. Da lì si può procedere verticalmente all’interno del camino oppure uscire a sinistra, rimontare una placca e rientrare successivamente nel camino fino al suo termine. Proseguire poi per rocce più semplici fino al termine dell’insenatura. La sosta si trova poco prima di uscire sull’erba.
    Il camino è completamente da proteggere, ad eccezione dello spit che si trova a metà. Mettere protezioni allungate con cordini per evitare probabili incastri della corda. Portate mutande di scorta da indossare alla fine del tiro! 😛

Dall’ultima sosta si può mettere via il materiale e salire per facili roccette a sinistra, ridiscendendo subito dopo fino ad una rampa che consente di raggiungere la vetta.

Discesa

Dalla croce di vetta seguire gli ometti che portano a delle catene che scendono lungo la via normale (a est). Giunti ad una forcella, prendere il sentiero che scende lungo il versante di salita e non quello che procede sul versante opposto.
Seguire in discesa con altre catene fino alla base del Becco.
La discesa è facile e ben protetta ma se si è stanchi è meglio tenere l’imbrago e assicurarsi ogni tanto alle catene.
Giunti alla base, riprendere poi il sentiero dell’andata.

Giudizio

Via molto bella in ambiente isolato e tranquillo. Le tre ore di avvicinamento scoraggiano i più.
La roccia è un verrucano eccezionale per tenuta e solidità ed è molto divertente da scalare. C’è placca, diedro, traverso e camino, da vera via di montagna.
Chiodatura molto blanda e sicuramente da integrare. La buona notizia è che comunque ora le soste sono state riattrezzate a fix e ogni tanto c’è anche qualche sporadico chiodo, comunque più che sufficiente alla progressione. Unica eccezione il tiro finale che forse avrebbe meritato almeno 1 chiodo in più nel camino per renderla un pelo più sicura…..ma comunque è possibile integrare ed è anche bello che sia così visto l’ambiente montano.
Unico neo sono i 3 “tiri” di raccordo che sono delle passeggiate a piedi su erba. Un po’ disturbano e rovinano la progressione. Ma nell’insieme la via merita. Anche perché avrete altissima probabilità di essere accolti sulla cima dagli stambecchi ed è una bella soddisfazione.

2 risposte

  1. Gabriele Poggi, thanks so much for the post.Much thanks again. Really Cool.

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