Cavalcata di Ognissanti in Cresta Segantini – Grignetta

Cavalcata di Ognissanti in Cresta Segantini – Grignetta

PIANI RESINELLI (LC), 1.280 mt – CIMA DELLA GRIGNA MERIDIONALE, 2.170 mt – CRESTA SEGANTINI – disl. complessivo 890 mt – disl. cresta 270 mt per 500 mt di sviluppo – DIFFICOLTA’ III-III+

Per i celti il primo giorno di novembre segna il passaggio tra l’estate -la vita, il raccolto, la luce- e l’inverno -la morte, la stasi vegetativa, le ombre- momenti necessari l’uno all’esistenza dell’altro, senza accezioni positive o negative. Per esempio, le giornate sono più corte, ma la qualità della luce autunnale è incomparabile: anche quando rivela l’incredibile cappa di smog sotto la quale sta vivendo tutta la regione padana da settimane, che si è palesata in tutto il suo grigiore oggi, quando siamo saliti sulla Grignetta!! Certo, perché Ognissanti -o il Capodanno Celtico, o quello che vi pare, ogni occasione è buona!- andava festeggiato, e noi abbiamo deciso di farlo sulle montagne “di casa” percorrendo uno dei pochi itinerari, tra quelli alla nostra portata, che ancora ci mancavano… pur essendo tra i più classici: la Cresta Segantini.

La giornata è perfetta, la cresta frequentata il giusto: incontreremo altre cordate, ma composte da alpinisti che sanno quel che fanno, quindi nessun caos sulle soste, niente coda.
La Cresta Segantini è facile ma lunga, anche come avvicinamento, quindi tendenzialmente chi la percorre non è del tutto sprovveduto. Lo stesso non si può dire per gli altri percorsi che portano sulla vetta della Grignetta, tra cui la classica Cermenati: da una parte fa piacere vedere che le persone, in un giorno di festa, decidano di andare in massa in montagna, dall’altra vedere la vetta a mo’ di Rimini e il sentiero stile processione della Via Crucis è un filo straniante.

In vetta avremo modo di testare per la prima volta un pasto Bivo: ottimo test perché la fame è stata placata, nessuna pesantezza digestiva ha gravato sulla successiva discesa e l’ingombro nello zaino è stato contenuto. Stavolta ci siamo portati il gusto frutti di bosco, vi diremo degli altri aromi alle prossime avventure.

Avvicinamento

Noi abbiamo parcheggiato nello spiazzo al termine di Via Caimi, proseguendo poi a piedi seguendo il sentiero della Direttissima per il Rifugio Rosalba. Se si deve andare in questa direzione è decisamente più comodo rispetto ad altri parcheggi.

Superate le scalette del Caminetto Pagani si prosegue in un ambiente che via via diventa sempre più bello e selvaggio, circondati da pinnacoli e torri calcaree. Si giunge poi ad un bivio ove la cosa migliore e più rapida è prendere il sentiero Giorgio sulla destra, in direzione del Colle Valsecchi (1898 mt), a cui si arriva dopo una decina di minuti di roccette e sfasciumi. Da qui verso destra si attacca la Cresta Segantini (proseguire per qualche decina di metri fino ad un evidente canale che risale in diagonale destra), mentre verso sinistra si può scendere al Rosalba.

Salita

La Cresta è sempre ben segnata con bolli rossi e frecce, che è utile non perdere di vista per non trovarsi in vicoli ciechi e dover tornare sui propri passi (in maniera non sempre agevole).

Si può procedere a tiri di corda (sono presenti soste e qualche chiodo dove necessario), o in conserva (l’opzione “slegati” non la contempliamo perché, nonostante sia facile, in alcuni punti l’esposizione prefigura rischi che a dispetto dell’abilità di ognuno sarebbe sciocco correre, poi… fate vobis): dipende da voi. I tiri di corda complessivamente sarebbero 22… Noi abbiamo optato per una soluzione mista, assicurandoci ove ritenuto necessario di volta in volta, in realtà ben poche volte, e in conserva dove eravamo sicuri della progressione.

L’attacco è un canale-camino facile (II), dopo il quale, tramite piccola spaccata aerea, si approda al primo muretto della via: è solo un passo e non difficile (III, a seconda dell’altezza anche III+…), ma qui, per esempio, conviene assicurarsi, vista l’esposizione e la roccia un po’ consumata. In compenso le mani sono ottime, praticamente delle acquasantiere.

Seguendo i bolli si percorrono vari sali-scendi (in alcuni casi la disarrampicata è semplice, in altri casi risulterà più conveniente una calata in doppia), con corte pareti sempre molto appigliate e con ottimi piedi, caminetti e diedrini. Degni di nota, più per l’esposizione che per la difficoltà, due traversi che permettono di superare due canali di detriti e sfasciumi: come detto in questi casi meglio assicurare il compagno… non si sa mai.
Il primo passaggio è dalle parti del Torrione Svizzero, mentre il secondo attraversa il Canale della Lingua,  dove è possibile calarsi grazie all’anello presente prima del canale, oppure arrampicare in traverso sfruttando il chiodo presente in parete appena prima del passetto scary.

Arrivati in vista della Cima si ridiscende in doppia sulla Forcella della Ghiacciaia, dalla quale è possibile risalire l’ultimo muretto sulla sinistra (III – divertente) approdando all’anticima, oppure scendere a destra riagganciandosi agli ultimi metri della Cermenati.

Da qui alla vetta -pardon, a Rimini!- il passo è breve.

Giudizio

Facile e divertente; dal punto di vista fisico, non foss’altro per la lunghezza dell’avvicinamento e della cresta stessa, richiede un certo ingaggio. Noi l’abbiamo fatta tutta con gli scarponi, ci sembrava il minimo.
Tuttavia, come sempre, “facile” / “difficile” dipende da noi, dalla giornata, dal livello di forma fisica, dalla testa e dall’esperienza. Non solo di montagna, ma anche di noi stessi.

I tempi: dipendono molto anche da come viene percorsa la cresta, se in conserva o a tiri di corda. Crediamo che 3 ore sia un tempo credibile per godersela senza correre, in condizioni di non eccessivo traffico in via. Complessivamente, tra avvicinamento e discesa, si va dalle 5 alle 7 ore.

D’inverno questa via è sicuramente una sfida più interessante e più avvincente che sono certo non mancheremo di provare in futuro 😉

 

Posted from Lombardy, Italy.

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